Intervistatore: Krishna dice che negli stadi iniziali lo yoga può essere raggiunto attraverso l’azione e poi, per la perfezione, tutte le attività dovranno essere terminate. In altri posti afferma che nemmeno un sannyasi può essere libero dall’attività. Puoi spiegare?

Sadhguru: Lasciami leggere questo per chi di voi non ha con sè il libro.

Il Signore di Sri disse: “chi compie i suoi doveri propriamente e rinuncia al frutto della sua azione è sia un rinunciante sia uno yogi. Non è possibile diventare un sannyasi solamente rinunciando al lavoro e al fuoco sacrificale. O figlio di Pandu! Sannyasa è yoga, perché solo rinunciando a tutti gli impulsi egoistici si può raggiungere lo yoga. Per qualcuno che ha appena iniziato lo yoga, la realizzazione dello yoga può essere raggiunta tramite l’azione. Ma per chi ha già raggiunto lo stato di yoga, la perfezione è possibile attraverso la cessazione di tutte le attività. Quando ogni attaccamento verso gli oggetti dei sensi e delle azioni cessa, tutti gli impulsi materiali si fermano e si raggiunge lo yoga. Che si ottenga elevazione o degrado attraverso la propria mente dipende da sè stessi, perché la mente può essere propria amica o nemica.”

Quando dice: “colui che compie i suoi doveri propriamente e rinuncia al frutto della sua azione è sia un rinunciante che uno yogi… non è possibile diventare un sannyasi rinunciando solamente al lavoro e al fuoco sacrificale” significa che non è l’azione a legarti. Per fare un esempio: diciamo che sei un contabile. Andare in ufficio, contare numeri, tornare a casa non ti lega. Ma tu stai andando in ufficio perché ti da un certo prestigio, accesso sociale, e altri benefici. Stai andando in ufficio non perché tu ami contare numeri ma per il frutto dell’azione. Lui sta cercando di togliere via quello da te. Se non ottieni nessun salario, nessun prestigio, nessun accesso sociale, nessun beneficio di alcun tipo, vorresti ancora lavorare? Non è che non dovresti mangiare o godere di ciò che è intorno a te, ma se quelle cose non fossero lì, lavoreresti ancora con la stessa intensità? Questo è ciò che è di massimo valore e significato qui.

Non è mai quello che fai a legarti. E’ l’aspettativa di ciò che dovresti ottenerne che ti lega.

I volontari qui che preparano i pasti nella cucina, che sistemano tutti questi fiori e fanno tutto questo lavoro, non ricevono un premio. Non vengono pagati; non riescono nemmeno a sedersi nella hall. Ma pensi che facciano qualcosa con risentimento, tipo: “non riesco a partecipare al Leela, quindi perché diavolo dovrei fare tutto questo?”. Non c’è nessuno di loro che pensa così. Loro semplicemente lo fanno. Questo è rinunciare al frutto dell’azione. Si è compiuto uno sforzo enorme, senza aspettarsi il frutto dell’azione. Spesso, non c’è nemmeno una parola di riconoscimento da parte mia, perché non voglio che vengano intrappolati nemmeno da quello.

Una volta che rinunci al frutto dell’azione, l’azione avverrà facilmente. Una volta che qualcuno semplicemente lo fa per amore di ciò che sta facendo, e soprattutto perché vuole che qualcun altro ne goda, non importa se riesce a sedersi lì oppure no. Una volta che rinunci al frutto dell’azione, l’azione non ti lega. Non è mai ciò che fai a legarti. E’ l’aspettativa di cosa dovresti ottenere che ti lega. Semplicemente osservati: dovunque tu compia azione senza aspettativa, qual è la tua esperienza? Dovunque tu compia azione con aspettativa, qual è la tua esperienza? Se osservi ciò, parlerai di Gita.

Dato che non abbandonerai il frutto dell’azione tramite la consapevolezza, c’è molto parlare riguardo all’amore. Quando hai un profondo senso di amore per qualcuno, è più facile abbandonare il frutto dell’azione. In questo senso, generalmente ovunque nel mondo e specialmente in questa cultura, le donne sono karma yogi migliori degli uomini. Essere una casalinga con marito e figli è un lavoro a tempo pieno. Se cucinano, che loro stesse mangino o no, loro vogliono che il figlio e il marito mangino. Tutto quello che fanno è fatto senza aspettarsi nessun frutto dell’azione. In qualche modo, hanno una qualità differente riguardo a loro stesse, un certo senso di pace e vita. In questa generazione, si sta dissipando perché si stanno istruendo, e sfortunatamente, il modo in cui l’istruzione è strutturata al momento, crea desideri senza fine.

Una volta istruiti sedersi e rilassarsi non esiste più. Bisogna essere costantemente “attivi”. L’istruzione moderna ha portato al progressivo diffondersi di questa pazzia. Durante gli anni ‘60, uno degli slogan hippy era: “anche se vinci la corsa dei ratti, sei ancora un ratto.” Vuoi esserne uno? L’intenzione del movimento hippy era giusta: desiderio di rompere gli schemi, desiderio di conoscere un’altra dimensione della vita; ma sfortunatamente, è successo senza guida. Alcune persone opportuniste hanno usato male questo, e l’intera faccenda è naufragata. Le persone hanno fatto uso di droghe, si sono uccise, si sono ubriacate accelerando la propria distruzione piuttosto che arrivare da qualche parte. Alcuni hanno rimesso in sesto la propria vita, altri sono stati spazzati via.

La non azione assoluta è il samadhi.

Diventare liberi dal frutto dell’azione è una liberazione completa. L’azione non è mai una sofferenza. E’ l’aspettativa del frutto dell’azione a causare sofferenza. Se non ti aspettassi niente, lavoreresti con gioia, e con formidabile abilità, perché ciò che arriva alla fine non è il punto. Se ti è piaciuto fare qualcosa, semplicemente ti ci butteresti completamente dentro. Questa è la cultura che vogliamo creare.

“O Figlio di Pandu! Sannyasa è yoga, perché solo abbandonando tutti gli impulsi egoistici si può raggiungere lo yoga.” Questa è la stessa cosa detta in un modo diverso. Lui mette in chiaro che sannyasa non significa non fare niente. Significa solamente che hai rinunciato agli impulsi egoistici; “egoistici” non in termini sociali ma nel senso di essere troppo preoccupati del frutto dell’azione. Non importa se non è per te, ma per altre persone, la tua famiglia, la tua comunità o chiunque, dovresti fare tutto questo senza nessuna grande aspettativa del frutto. Se ti capita un frutto, mangialo; non c’è niente di sbagliato in questo. Non è il frutto che ti uccide. E’ l’aspettativa del frutto dell’azione che ti uccide.

Per qualcuno che ha appena iniziato lo yoga, il raggiungimento dello yoga può essere conseguito tramite l’azione. Ma per chi ha già raggiunto lo yoga, la perfezione è possibile attraverso la cessazione di ogni attività.”

Molti mi chiedono: “dovrei semplicemente venire all’ashram?” La loro idea è di mollare tutte le azioni che hanno fatto nella loro vita, le responsabilità, la famiglia, il lavoro, i loro traffici, e venire qui per meditare solamente. No: anche qui mettiamo le persone in azione perché la parte del loro prarabdha dedicata all’azione non è ancora esaurita. Prarabdha è una quantità assegnata di karma. Alcune quantità delle tue energie vitali sono dedicate a differenti aspetti, inclusa l’azione, i pensieri, e le emozioni. Tu devi o consumare o trascendere l’energia dedicata all’azione. La via più facile è consumarla. Se lavori di più, l’energia assegnata per l’azione è consumata prima.

A meno che non consumi l’energia assegnata, non puoi sederti e star fermo. Se vuoi sederti qui senza nessun movimento dentro di te, senza un singolo pensiero o emozione o niente altro, semplicemente come spazio vuoto, devi lavorare per consumare quell’energia. Altrimenti, devi fare la sadhana necessaria per trasformare questa energia in qualcos’altro, che è cosa molto più sottile e richiede un livello più profondo di sadhana. Consumare energia attraverso azione eccessiva va bene nella fase iniziale della sadhana. Questa è la ragione per la quale dice: “per qualcuno che ha appena iniziato lo yoga, il raggiungimento dello yoga può essere conseguito attraverso l’azione.” Qui non intende raggiungimento nel senso di raggiungimento assoluto.

La frase seguente è: “ma per chi ha già raggiunto lo yoga, la perfezione è possibile attraverso il termine di tutte le attività.” Una volta che hai consumato il tuo prarabdha karma, cioè che l’energia assegnata per l’azione è stata esaurita, termini tutte le attività e raggiungi la perfezione. Un livello della consapevolezza o esperienza umana è stato indicato con la parola “yoga”; un altro livello è stato tradotto come “perfezione”. Abbiamo l’originale sanscrito? Capitolo sei, verso tre.

Partecipante: Yogarudhasya tasyaiva shamah karanam ucchyate

Sadhguru: La traduzione inglese potrebbe non essere precisa. In ogni caso, per uno che inizia, l’azione è buona. Per prima cosa devi portarti in un punto dove trascendi la forza di base dell’esistenza fisica, il vincolo karmico o prarabdha. Quando ogni attaccamento agli oggetti dei sensi e alle azioni cessa e tutti gli impulsi materiali si fermano, si raggiunge lo yoga. Invece di parlare della mente, lui parla dei sensi. Entrambi sono connessi: i cinque sensi sono le bocche della mente. Senza i cinque sensi, la mente non viene alimentata. Se i cinque sensi non portano dentro niente, la mente non ha cibo con cui andare avanti.

La non azione assoluta è il samadhi. Nel samadhi, abbandoni sia l’azione esterna che interna: anche l’azione psichica cade. La cessazione dell’attività non riguarda solo l’attività esterna ma anche di attività interna: pensieri, emozioni, funzioni corporali, tutto è fermo.

Nota del redattore: In questo articolo Sadhguru esamina l'importanza del processo del karma yoga, il suo ruolo nel cammino spirituale e come si può usare l'azione come mezzo per la crescita spirituale.